martedì 1 novembre 2011

Il diavolo e l'acqua santa.

Ci aggiriamo per il saloon. Qualcosa non quadra, e bisogna capire cosa. Più occhi guardano, più facile che qualcuno se ne accorga. Il nostro giro turistico inizia nella stanzina al primo piano del saloon, dove Timothy Brooke dormiva prima di impiccarsi. Una stanza un pò più in ordine delle altre, ma sempre in disuso, in cui qualcuno però ha spazzato la polvere, e sistemato i mobili decrepiti lungo le pareti.

Nello spazio centrale c'è una braindina, un tavolino con uno zaino e un frigo bar. Nello zaino un portafogli, quello di Timothy, e degli appunti universitari. Nel frigo, invece, qualcosa da mettere sotto i denti.

Mentre decidiamo i dettagli del nostro giro esplorativo, Robert l'investigatore viene a chiederci spiegazioni. Suggerisce di sbrigarci, perchè la gente si fa irrequieta. Per aumentare la partecipazione e diminuire la tensione dividiamo la gente in quattro gruppi.

Al primo gruppo, formato da Corinne e Danny Bell, La sig. Heckhardt, la sig. Cindy Marlet e il figlio Micky, Sean Cooper, chiediamo di chiudersi nell'edificio degli alloggi. Donne e bambini poco adatti alla situazione e con maggior stress. Inutile metterli in gioco.
Al secondo gruppo, la coppia formata da Jab e Norma Walker, chiediamo di seppellire il cadavere dell'impiccato, e poi riunirsi agli altri.
Infine prendiamo quelli che sembrano più pratici, e dividiamo anche loro: a Robert l'investigatore, Ashley, Brandon e Kenny, suggeriamo di cercare il pozzo e trovare acqua, mentre a Teresa Beckett, Josh Karries, Mark Bastinelli l'autista, Ted Marley chiediamo di cercare cibo e benzina. Presto a Mark il mio fucile, per ogni evenienza.

Mentre i gruppi si dividono, noi iniziamo a perlustrare la città.

Strabuzziamo gli occhi dall'incredulità quando Gray esce dall'edificio con i due carcerati, Terence Ember e Johnatan Coleman, liberi. Gli chiediamo spiegazioni che non vengono addotte. Gray farfuglia vaghe garanzie, senza convincere nessuno. Perfino Robert ha da ridire, come tutti. Ma non possiamo opporci. Forse vogliamo qualcuno da biasimare per quello che temiamo possa succedere, e questa cazzata fornirebbe un capro espiatorio a tutti, per cui lasciamo perdere presto.

Con i due carcerati sotto gli occhi, esploriamo l'ufficio dello sceriffo. Fuori, l'insegna sbiadita penzola cigolante. Dentro, i pochi arredi sopravvissuti alle sabbie del tempo sono quel che resta di un tavolaccio di legno e una vecchia cassaforte vuota. In una stanza adiacente c'è una specie di piccola aula giudiziaria, con qualche sedia ribaltata e un altro tavolaccio su cui la nostra fantasia già immagina un giudice, in toga nera, picchiare il martello di legno, in puro stile hollywoodiano. Nell'aria, una fortissima puzza di marcio. Frugando a terra trovo una botola, che spalanchiamo. Un disgustoso fetore si solleva, tant'è che Gray si gira e vomita, mentre nella piccola fossa (perchè sembra proprio una fossa funebre) il cadavere di uno sceriffo, di cui tengo la stella, ci fissa con le orbite vuote. Una vecchia colt nella sua mano è puntata verso la bocca, e il cranio presenta fori di entrata ed uscita. Si è sparato un colpo in bocca. Tra i resti troviamo un registro criminale, che arriva ovviamente fino al 1919, ben ordinato nella prima parte, ma nelle ultime pagine ci sono solo delle note scritte a caso, senza ordine, quasi illeggibili. Cogliamo le parole "quel selvaggio stupratore" "la pestilenza" "il suo posto è all'inferno" e all'ultima pagina "adesso mi manca di fare un'altra cosa. Signore, bada alle nostre anime stanche", che probabilmente preclude all'ennesimo suicidio.

Quasi incredibilmente, anche lo sceriffo si chiamava Pritchard. Distratti, notiamo con la coda dell'occhio, fuori dalla finestra qualcuno che ci osserva, con le pupille bianche e lo sguardo vacuo. Tentiamo di uscire ed inseguirlo, ma si è già dileguato.

E' da poco passata l'ora di pranzo, e il gruppo in cerca di viveri fa ritorno. Hanno trovato un pozzo, e gli consigliamo di bollire l'acqua prima di berla.

Approfitto di un attimo di pausa per andare a trovare Emmanuel e accertarmi che stia bene.

Decidiamo quindi di scendere nel tunnel del capanno degli attrezzi. Dante accende una lampada ad olio che troviamo nel capanno degli attrezzi. Portiamo giù anche i due carcerati e Gray.  Il tunnel è alto come un uomo e poco più largo, e iniziamo a camminare. Ad un tratto quasi tutti noi sentiamo, in mezzo al silenzio, uno strano "click!" seguito da uno "sssshhh!" che non preannunciano niente di buono: indietreggiamo di corsa, allontanandoci il più possibile dalla fonte del suono. Io trascino Johnatan per la giacca, visto che lui aveva deciso di rimanere immobile, mentre Terence si tuffa in avanti. Un attimo dopo, un'esplosione poco più avanti riempie il tunnel di detriti e le nostre orecchie di fischi e ovatta. Rientriamo a recuperare Terence, che sembra solo ferito. Johnatan esce dal tunnel mentre Gray lo segue: si è spaventato, e non ha più voglia di tornare giù nel tunnel. Inizia a litigare con Gray, e infine se ne va per la sua strada, senza che Gray faccia niente per fermarlo. Ormai la storia del poliziotto non è più credibile.

Robert, nonostante la richiesta di Gray, non ha alcuna voglia di inseguire Johnatan nella sua fuga. Perso uno dei due pericolosi criminali, decidiamo di tornare sotto e proseguire lungo il tunnel. Dopo una ventina di metri il tunnel si interrompe e sbuchiamo in una piccola stanza, irregolare e bassa. C'è solo della paglia per terra, solo dei pagliericci con delle coperte e due scheletri di due donne mummificati. Perquisiamo la stanza. Guardando i cadaveri trovo una medaglietta con due immagini, una è una ragazza carina con i capelli raccolti dietro, e l'altra è di un giovane biondo, coetaneo. Non somigliano affatto al Pritchard che ho visto vivo.

Troviamo un piccolo diario.


"13 aprile. Greg ci ha appena lasciate qui. Ha detto che tornerà il prima possibile, ma vorrei che non se ne fosse mai andato."
"15 aprile. Greg è tornato, ha detto di non preoccuparci, ma che dovrà stare via ancora per un pò. Mi preoccupa la mamma, è da ieri che non dice niente."
"16 aprile. Sono molto preoccupata per Greg, oggi era visibilmente ansioso, ha detto che deve farlo per proteggerci meglio, l'ho sentito lavorare nel tunnel per mezza giornata. Ho come l'impressione che non lo rivedrò molto presto."
"18 aprile. La mamma è peggiorata, ha la febbre alta, e quelle piccole pustole che aveva sul viso stanno diventando delle piaghe orribili da vedere.                                                       Oggi ho sentito molti spari, da sopra. Non posso uscire da qui, ma spero che Greg torni presto a prendermi."
"21 aprile. Mi sento debole e faccio fatica a scrivere. Sento di avere la febbre, e per quanto non voglia scriverlo, penso che se Greg non torna, farò presto la fine della povera mamma".
Una pestilenza, quindi. Ma non solo. Anche qualcosa di più tangibile, visti gli spari in questione.
Usciamo e troviamo sopra Robert, con i ragazzi, e li aggiorniamo. Mentre stiamo parlando con Mark Bastinelli sentiamo un colpo di fucile distante. Nemmeno il tempo di finire la parola in bocca,  e una fucilata da lontano gli fa saltare la testa. Tutti scappano in preda al panico e gridano di orrore, e pure il mio pensiero è quello di correre, cercando un riparo. Dante è uno dei pochi a non pensare solo a proteggersi, infatti va a proteggere Ashley. Gray, che si trovava poco distante, sfodera la pistola e cerca di individuare la fonte dello sparo.

Avvicinandosi a noi sente una voce che grida "QUESTA E' LA PUNIZIONE PER TUTTI VOI, MORIRETE!!" e vede sulla soglia una figura misteriosa, con una delle braccia distorta e rattrappita. Gli intima l'alt e si avvicina, tenendolo sotto tiro, ma questi, poco intimorito: "Sprofonderai all'inferno, lui sarà la' quando sprofonderai nell'inferno e vedrà satana a mangiare le sue budella!" dice, con fare poco cordiale.

Mi sporgo dalla finestra del saloon in cui ho trovato riparo. Cerco qualcosa con lo sguardo, qualsiasi cosa, e vedo un luccichìo sul campanile. Forse un'arma. Proprio sopra Gray.  Per proteggerlo, punto la lupara e tiro il grilletto, per tentare di coprire Gray. Questi entra in chiesa per cercare riparo e inseguire la figura misteriosa, e lo trova di fronte all'altare. La croce è ribaltata e spezzata. Il tizio è inginocchiato davanti all'altare, e gli sta dando la schiena, pregando.

"Inutile che vieni qui a cercare Dio, lui ormai ti ha voltato le spalle!"

D'un tratto la croce finisce addosso a Berto, forse lanciata da qualcuno. Una risata sempre più forte gli riempie le orecchie, e lui spara, a casaccio.

Decido che da solo non ce la può fare e ordino a tutti di attraversare la strada. Dal campanile sparano, colpendo di striscio ad una spalla Dante. Facciamo irruzione in chiesa. Sun Mei sale al campanile, cercando il cecchino.

Sentiamo una voce che ci chiama fuori: "E' qui!" quindi usciamo di corsa, per vedere Pritchard, quello del benzinaio, che sta scendendo dal campanile. Quando ci vede si lascia cadere e inizia a correre, e lo inseguiamo, mentre Gray apre il fuoco, prendendolo due volte.

Alla fine Sun Mei lo raggiunge, e cerca di immobilizzarlo. Lo catturiamo. Io intanto lo sorveglio. Dante va al saloon dove ha un'allucinazione, vede cose muoversi strane sulla scacchiera, poi torna alla chiesa e inizia a fare quei suoi riti strani. Una candela bianca e una nera, e una riga di polvere di ferro, le sue mani legate sopra l'altare e dei disegni strani. Quando Pritchard si sveglia, accende le candele e inizia a far domande.

Sun Mei sente provenire dalla fattoria rumore di maiali sgozzati. Io e lei pensiamo dunque di andare alla fattoria a capirne la fonte. La fattoria è in rovina, c'è un granaio completamente sfondato. vicino alla recinzione, dei vecchi strumenti abbandonati. Subito fuori dal recinto, un aratro ruggine. All'interno della recinzione, una figura cicciona e curva, con una decina di bei maiali rosa.

Il fattore, mentre parla, non emette alcun suono.. è come se ci sentisse, ma noi non sentissimo lui. Sembra gentile e cordiale ma quando ci avviciniamo si spaventa, e poi di colpo accade l'incredibile. Davanti ai nostri occhi, si trasforma in un maiale. Sia io che Sun Mei fuggiamo terrorizzati e rientriamo al saloon.. per rompere la tensione decido di suonare qualcosa, riuscendoci. Torniamo in chiesa che l'interrogatorio è già iniziato. Prendo il fucile di Pritchard e me lo metto in spalla, dopo averne controllato lo stato.

Il rito-interrogatorio ha inizio. Non ho mai visto pratiche simili nel voodoo... Donnie sembra in trance (forse anche per le droghe che Dante gli ha dato?) e risponde docile alle domande "Perchè ci ha sparato?" "Perchè voi la state minacciando" (la? chi stiamo minacciando?) Donnie farfuglia, dice che non è colpa sua, siamo noi che non dovevamo venire qua. Non sa dire perchè tutti gli abitanti si siano suicidati, e sembra non sapere nulla. Dice che solo lui può fare qualcosa? ma di cosa parli, non riusciamo a capirlo.
Ad un certo punto dà di matto, e temendo che tenti il suicidio, tento di stordirlo, ma accidentalmente gli faccio troppo male. Fabio riesce comunque a stabilizzarlo prima che le ferite diventino letali.
Torniamo in saloon, portando anche Donnie.
La gente è tutta là, più o meno. Raccontiamo agli altri tutto.
Tutto sembra tranquillo ora. Sun Mei passa vicino ad una sedia su cui la sig.ra Eckard si è appisolata, e questa si sveglia, solo per realizzare, con orrore, che Mickey, il bambino, è sparito.

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