Dani: "dobbiamo giocare seri.Non siamo qua per divertirci."
Il pullman scalcagnato parte borbottando da New Orleans, alla volta di Fort Assumption. La mano di Sun Mei, la tour operator, poggia pigramente sul tessuto consunto del sedile vicino a lei, mentre intrattiene i viaggiatori con racconti western.
Gli occhi della gente sono più attratti dai suoi short di jeans, dagli stivali texani e dal cappello da cowgirl che dal suo noioso racconto. Non spreca troppe parole. Giusto una rapida descrizione del posto, con fare pragmatico e preciso, snocciola dati memorizzati tempo fa, mentre il deserto scorre lento e veloce fuori dai finestrini impolverati.
Racconta di come, poco a sud di Fort Assumption, ci sia una miniera, d'argento, poco redditizia e deludente, che ha intrappolato in passato più di un viaggiatore. I sogni di gloria dei cercatori sono morti di sete come i bufali i cui teschi adornano saltuariamente il ciglio della statale. Dopo una ventina d'anni dall'inizio degli scavi le vene d'argento si esaurirono, e in città rimasero solo una cinquantina di persone, aggrappate ad una promessa fallace.
Nei lustri successivi alcuni immigrati, in cerca di fortuna, che stavano là per poche settimane, dando un ultimo sussulto post-mortem ad una città arida dentro e fuori.
Il pulman arriva a Fort Assumption, sasso nella polvere.
Le case di legno vessano in condizioni talmente pessime che nemmeno i tarli si degnano di roderle, se non per fame.
La comitiva si dirige verso il saloon per sciacquare le gole seccate dall'aria condizionata del pullman, pigri come i cespugli che non hanno nemmeno la forza di rotolare, oggi. Le porte del saloon non cigolano, oliate di recente.
Un paio d'occhi li guardano entrare, distratti. Sotto di essi, una bocca spalancata in un sorriso rigido. Fuori da essa, una lingua blu e gonfia. Sotto di essa, una corda tesa attorno alla gola. Il contatto locale è troppo occupato a penzolare impiccato da una trave per partecipare attivamente al convivio.
Le reazioni della gente di fronte alla morte inattesa sono sempre curiose. Qualcuno si avvicina, qualcuno si allontana. Qualcuno grida, e qualcun'altro ammutolisce.
Accanto a lui, un biglietto spiega compostamente: "Stanno arrivando.. Non mi avranno."come un biglietto da visita. A fianco, un piacevole rinfresco, tartine, e Coca Cola gelata.
Non so se per pietà umana o per togliersi di dosso quello sguardo dall'alto verso il basso, ma si decide di tagliare la fune e deporre il poveraccio. E di chiudergli gli occhi. Papa Dante, da buon sciamano voodoo, accompagna l'anima del tizio alla sua meta ultima.
Il sole basso all'orizzonte tinge il cielo di fuoco o sangue. Notte.
Poco dopo il tramonto io ed Emmanuel, quest'ultimo ferito da un'arma da fuoco, arriviamo in città. Speriamo di trovare un passaggio verso la città, dopo gli eventi allucinanti alla pompa di benzina. Già sogniamo il monotono rollìo del pullman e il poter dormire senza dover pensare a non finire fuori strada, i nostri crani a mitigare la solitudine di quelli dei bufali.
Le bestemmia di Ethan indicano che la riparazione sta prendendo più tempo del previsto, quindi chiediamo ospitalità per la notte, occupando gli scarni alloggi dell'unico edificio che probabilmente potrebbe resistere ad una spallata.
Il silenzio del deserto è un'esperienza mistica, quasi un frastuono nella sua profondità. Dev'essere questo il motivo per cui il semplice bussare alla porta sembra forte come un tuono.
Oltre l'uscio, un poliziotto con due carcerati, suoi prigionieri. Non so se sono più scontento per una o per l'altra cosa. Qualcuno storce il naso per il fatto che il poliziotto sia solo, e senza radio nè macchina. Pessimi soggetti, quei due: uno dei carcerati si dimostra aggressivo, ma Sun Mei, a scapito della sua corporatura, lo mette a terra. Dev'essere esperta in arti marziali. Notevole davvero. Un pò triste realizzare che, per indossare short di jeans con dentro quel culetto, tu debba conoscere il kung fu.
Quando si è troppo stanchi non si riesce ad abbracciare Morfeo, e lui si offende. Voglio l'Uomo della Sabbia. Per prendere sonno ho fatto due passi, sbirciando dall'alto della balaustra. Non credo di essermelo sognato, ma mi pare di aver visto Papa Dante eseguire uno strano rituale voodoo con un pugnale e dei chiodi, di fronte ai due prigionieri. Uno dei due, Terence Embers, lo ha perfino corretto. Sembra essere ferrato sull'argomento.
Qualcosa non quadra a Sun Mei. Non convinta da Gray, dà un colpo di telefono al 911 per chiedere informazioni sul poliziotto e i prigionieri, ma la linea cade, vanificando il suo tentativo.
Distrutto da tre giorni senza un sonno decente, crollo sulla branda. Benvenuto, Omino della Sabbia.
------------------------------- STACCO --------------------------------
Mi sveglio di colpo, per delle grida. Guardo fuori dalla finestra. Il sole è alto e rovente.
In strada, una decina di persone, quasi tutti uomini. Vestiti vecchio stile.. come in quei film in bianco e nero sugli schiavisti. Gridano attorno a qualcuno a terra, dandogli del bastardo e incolpandolo di qualcosa. Linciaggio, in piena regola.
In mano ho un fucile. Scendo a fermarli, ma quando si voltano a guardarmi i loro volti iniziano a sciogliersi come cera.
L'uomo a terra ha la pelle scura, piange e tenta di coprirsi dai colpi. D'un tratto si piega in due e vomita uno sciame di insetti, che si spande ai piedi di tutti quanti, brulicando e strisciando come un'ombra. Riesco a sentire i rumori delle zampette che ticchettano.
E mi sveglio di colpo. Sono ancora nell'albergo, nel mio giaciglio, ed è quasi l'alba.
--------------------------------------- STACCO ----------------------------------------------
Sun Mei si sveglia nella notte. Spalanca gli occhi senza muovere un muscolo.. guarda di lato, mentre la sua attenzione si sposta verso ciò che sente. Sente il lontano grugnito di parecchi maiali, durante la notte. Esclude categoricamente l'idea di andarli a cercare.
L'agente Gray cerca un telefono per fare una telefonata. Possibile che un poliziotto non abbia un cellulare?
Si fa giorno.
I morti puzzano, specialmente sulla coscienza. Ci ricordano che pecchiamo di opere ed omissioni. "E se avessi fatto...". La prima preoccupazione di tutti è quindi quella di seppellire il morto, al cimitero, nasconderlo agli occhi e ai pensieri. Io e Papa Dante andiamo in avanscoperta, chiaccherando della notte precedente e dei miei incubi.
Ad un tratto smettiamo di parlare, guardandoci attorno.
Niente lapidi o croci: il cimitero è pieno solo di pietre che recano solo i nomi e le date di nascita e morte. Strano, in un paese all'epoca così cattolico.
Una sola tomba reca una lapide. Esme Pritchard. Il sangue mi si gela nelle vene a sentire ancora quel cognome, e tiro fuori di tasca la patente di Donnie Pritchard, il maniaco della stazione di servizio.
Non sto bene, mi coglie un capogiro, ma cerco di resistere e indago ancora: molte delle tombe sono datate 1919, e recano la scritta "Ucciso" oppure "Suicidato". Questo di certo non migliora la mia condizione emotiva. Decido di fermarmi, lasciando a Papa Dante il badile e la fatica di scavare.
Nel frattempo, nel saloon, l'agente Gray con il taccuino in mano è intento ad effettuare i rilevamenti necessari in questi casi. Sun Mei lo assiste, con le mani accuratamente infilate nelle tasche posteriori dei pantaloni. Mentre sbircia in giro si accorge dove il giorno prima era posizionato il cibo del rinfresco, sul tavolo del saloon, ora c'è una scacchiera con una partita in corso, con i pezzi disposti correttamente. Trovano anche delle briciole e delle tracce fresche, che sembrano uscire dal saloon. Gray e Sun Mei decidono di seguire la "pista".
Vicino ad una capanna degli attrezzi l'orecchio fine dell'agente Gray è attirato da alcuni rumori. Estrae la Colt, carica il colpo in canna, e la spiana davanti a sè. Intima a chiunque di uscire a mani alzate, come da film. Nessuna risposta. Entra abbattendo la porta con un calcio, e due coyote spaventati smettono di mangiare gli avanzi del rinfresco e si danno alla fuga.
Qualcuno ha spostato la scacchiera, qualcuno ha mosso il cibo. Ora sappiamo di non essere soli. E personalmente credo che, vista la partita di scacchi, non si tratti di una sola persona.
L'agente Gray, perquisendo un granaio, trova, nascosto in mezzo a dei mucchi di grano vecchio, un sacco a pelo, una gamella di metallo con un pò di frutta andata a male, una scatola di munizioni di fucile con tre pallottole, a conferma della tesi.
Usciti dal cimitero sia io che Papa Dante ci sentiamo già meglio, il malore cessa repentinamente. Sulla via del ritorno, sentiamo nominare la scuola da alcuni bambini intenti a giocare. Curiosi, decidiamo di perquisire la scuola dopo aver chiesto ai due bambini di avvertire Sun Mei della nostra deviazione.
Avvicinandoci sentiamo rumore di voci di bambini, voci soprannaturali e terrificanti.. Ci guardiamo negli occhi, spaventati e perplessi. L'anormalità dell'evento ci terrorizzerebbe, ma ieri e oggi ci hanno desensibilizzato un pò, e il tutto si limita alla paura. Entriamo, con gli incantesimi protettivi di Papa Dante e il mio fucile spianato. Le voci cessano, e la scuola è deserta. Su di un banco consunto dal tempo giace una lavagnetta impolverata. Scostando le ragnatele leggo la scritta "Benvenuti a casa".
Frugando nella cattedra trovo, nei cassettoni, un paio di giocattoli (una trottola, e un pupazzetto di legno, che recupero) e quel che resta di un piccolo registro.
Sulla copertina c'è scritto solo "Maestra Pritchard". Lo apro delicatamente e scopro che si riferisce al 1918-19. Nessun Pritchard tra gli alunni. Alcuni dei nomi sono simili a quelli del cimitero. Ci sono sei bambini. Il registro arriva fino al 18 aprile 1919.
D'un tratto, sentiamo un boato: corriamo sulla strada e vediamo una colonna di fumo nero levarsi dal pullman, il quale, durante l'esplosione, ha ucciso Ethan Cooper, il meccanico. Povero Cristo.. era un brav'uomo. Allontaniamo il figlio dall'incidente. E' sconvolto, e crede che sia colpa sua.

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